Vincitore italiani nel mondo
I° classificato: Daniela Raimondi

IL TAGLIO

I chirurghi si infilano i guanti con gesti sacerdotali.
Sul tavolo splendono bulloni, spade di samurai,
femori di ferro, le protesi dei seni.
Lasciamo nei loro catini
organi vivi, gerani di sangue,
piccoli pezzi della nostra immortalità.

Il mio corpo attende sull’altare di pietra.
Ora lo spirito uscirà dalla bocca,
aspetterà per cinque ore al mio fianco.
Questi uomini scenderanno come minatori
nelle caverne del mio ventre:
una luce sulla fronte, le mani insanguinate.

L’orologio segna le nove e quaranta:
la cannula allarga le vene dei polsi.
Mi doneranno un sonno che è un’ala di ape,
qualcosa di silenzioso e morbido come la morte.
Cinque ore di viaggio di là dal fiume.
Cinque ore di sonno con un cuore di sasso.

Così, dunque, è morire:
l’ossigeno rarefatto nel cervello,
una seta che si allarga nei polmoni.
Senza pupille,
il sangue immobile.

La lunga antenna si avvicina,
vibra nell’aria come un pistillo.
Il suo occhio entrerà la mia carne,
illuminerà il rossovivo dell’aorta.

Il lungo dito d’acciaio penetra la foresta di muscoli,
brilla fra il buio delle arterie.
È una lingua che scava nell’archeologia della carne,
una lingua che lecca, che mi taglia e mi ricuce.
Ricama punti perfetti nel buio.